LE SIGNORIE


Nel 1298 fu nominato all'unanimità rettore di Brescia il vescovo Berardo Maggi, un uomo di elevatissima statura morale e di notevole capacità.
Nei 10 anni in cui restò in carica, Brescia godette di un periodo tranquillo. Vennero riattati il Naviglio Grande e una rete di irrigazione per le campagne, le mura furono restaurate, la Cattedrale e il Broletto furono sistemati.

Alla sua morte la città fu dominata da Tebaldo Brusato, animatore della resistenza contro Arrigo VII che nel 1311 assediò la città ribellatasi al suo tentativo di restaurare l'autorità imperiale.
Brusato fu fatto prigioniero e giustiziato e per rappresaglia i bresciani massacrarono 60 prigionieri tedeschi. Dopo 4 mesi d'assedio dovettero arrendersi. Arrigo VII entrò in città, confiscò le proprietà del Comune, impose una forte taglia, ordinò l'abbattimento di mura e torri.
Si narra che, per punirli della resistenza, avrebbe voluto far mozzare il naso a tutti i bresciani; ne fu dissuaso e allora per dispetto fece mozzare il naso a tutte le statue. Dopo l'assedio Brescia soffrì per due anni a causa di una terribile pestilenza.

Seguirono circa 20 anni di lotte terribili fra guelfi e ghibellini in una tragica gara di sopraffazioni in cui nessuna delle parti riuscì a strappare la vittoria decisiva. Per ottenere aiuti nella lotta, entrambe le parti si rivolsero a signori stranieri ai quali offrirono in cambio il dominio di Brescia. La città venne così offerta a Cangrande della Scala (1316), a Roberto d'Angiò (1319), a Federico d'Asburgo (1322), a Giovanni di Lussemburgo (1330), a Mastino della Scala che prese Brescia nel 1332 e infine ad Azzone Visconti, che sconfisse Mastino e occupò la città nel 1336.
Ad Azzone succedettero Giovanni e Luchino associati (1339), Bernabò e Martino Gian Galeazzo.Alla morte di quest'ultimo (1402),gli odi di parte, forse perché repressi per tanto tempo, esplosero con violenza eccezionale coinvolgendo anche le valli. I guelfi insorti presero Brescia e la saccheggiarono (1403); allora i ghibellini esuli si rivolsero alla vedova di Gian Galeazzo, Caterina, che inviò un suo capitano, Pandolfo Malatesta. Questi occupò la città, poi si accord&ogra ve; con i guelfi, si dichiarò creditore di forti somme nei confronti della duchessa e ottenne come pagamento la signoria di Brescia.
La signoria malatestiana durò fino al 1421, anno in cui il Carmagnola prese Brescia in nome dei Visconti. Questo ritorno, però, provocò ben presto forte malcontento per l'esosità delle tasse, il malgoverno e i diritti non riconosciuti.

Nel 1426 i bresciani, aiutati dalle milizie del Carmagnola che nel 1425 era passato alle dipendenze di Venezia, cacciarono i viscontei e offrirono la città alla Serenissima Repubblica di Venezia.





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