IL LIBERO COMUNE


L'istituzione dei consoli segnò l'inizio ufficiale del regime comunale. A Brescia questo avvenne già verso il 1090. I consoli erano autorità politico-militari che reggevano il Comune (nel 1182 a loro si sarebbe sostituito il podestà). Il Comune era rappresentato materialmente dal carroccio e dal gonfalone.

Brescia ebbe milizie proprie che scesero in campo fin dal 1121 per espandere il territorio comunale verso la Gardesana; poco dopo ebbe inizio una guerra con Bergamo per il possesso dei tre castelli confinanti, guerra che si sarebbe conclusa solo nel 1156 con la vittoria di Brescia.

Le guerre si susseguivano, tuttavia i turbolenti Comuni seppero superare alla fine le rivalità, quando si presentò il nemico che li minacciava tutti. Nel 1154, infatti, Federico I di Svevia, detto Barbarossa, re di Germania e dei Romani, scese in Italia per farsi incoronare Sacro Romano Imperatore e per affermare il potere imperiale sui Comuni. Questi, però, non erano più i feudi di Carlo Magno e di Ottone I e non erano affatto disposti ad ubbidirgli.

Milano resistette ai suoi funzionari tedeschi e Brescia l'aiutò.
Federico diede i primi esempi di severità, si fece incoronare imperatore (1155), poi tornò in Germania. Nel 1158 ridiscese in Italia, ma Milano, Brescia e Piacenza erano pronte a fronteggiarlo.
L'avanguardia tedesca, guidata dal re di Boemia Ladislao, devastò il territorio intorno a Brescia, che venne assediata da Ladislao e dal Barbarossa stesso. Dopo 15 giorni il cardinale bresciano Ottone, allo scopo di evitare la distruzione della città, chiese all'imperatore, e ottenne, una resa onorevole. Il Barbarossa entrò trionfante in città e proseguì per Milano, che cedette dopo un mese di assedio. Fu una vittoria effimera; ben presto i Comuni ripresero il loro atteggiamento ostile e allora Federico si rivolse nuovamente contro Milano, la prese e la rase al suolo (1162).

Como, Lodi, Pavia e Cremona avevano, purtroppo, aiutato l'imperatore, e a loro spettò di demolire Milano vendicando offese da essa ricevute. Brescia, che era stata invece al fianco di Milano dovette rassegnarsi a far atto di obbedienza e ad accettare, assieme ad un podestà imperiale, le durissime condizioni della resa, fra cui l'abbattimento delle torri e delle mura.

La potenza di Federico e i suoi atti di forza aumentavano e questo spaventò anche i Comuni che l'avevano aiutato.
Nel 1166 l'imperatore scese nuovamente in Italia. insediò a forza a Roma un antipapa e da lui si fece incoronare imperatore per la seconda volta (1167). Un'epidemia di peste lo costrinse però a ritornare in Germania con l'esercito decimato. Nello stesso anno Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona si accordarono per la reciproca difesa; ad esse si unì Milano, di cui fu promessa la ricostruzione.
Secondo la tradizione, i patti furono giurati nel monastero di Pontida.

Entro la fine dell'anno altri 11 Comuni aderirono a questa lega, che si fuse con quella veronese nella lega lombarda e trovò l'appoggio di Venezia e del Papa. Milano venne ricostruita, secondo i patti, e fu edificata una nuova città-baluardo, chiamata Alessandria in onore di papa Alessandro III.

Nel 1176 a Legnano si svolse la battaglia decisiva: il Barbarossa, sconfitto, dovette cedere. Con la pace di Costanza (1183) i Comuni ebbero riconosciuti possessi e diritti.
Brescia approfittò della calma seguita a Legnano per ampliare le mura, sistemare le strade, costruire palazzi pubblici come il Broletto. Il 15 luglio 1184 un furioso incendio distrusse circa un terzo della città; le fiamme superarono anche la cinta delle vecchie mura e quella porta che da allora fu chiamata «bruciata».
Purtroppo quando cessò il pericolo dell'imperatore, i Comuni ripresero a lottare fra loro mentre nell'ambito di ciascuno di essi riprendevano le lotte fratricide fra guelfi e ghibellini.

Il 17 luglio 1191 una guerra scoppiata fra Brescia e Milano da un lato e Bergamo e Cremona dall'altro, per il possesso di Sarnico, culminò nella battaglia di Pontoglio, detta della Malamorte. Il carroccio cremonese fu portato a Brescia ed esposto nella cattedrale.

Gli anni fra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo furono tormentati anche da alluvioni, carestie, epidemie e da un disastroso terremoto (Natale 1223).

Nei primi anni del '200 si fece avanti un nuovo nemico della libertà comunale. Si trattava di Federico II, nipote del Barbarossa, incoronato imperatore nel 1220. Egli aspirava a stabilire in Italia una monarchia autoritaria con centro in Sicilia; a questo scopo stroncò le resistenze dei baroni siciliani, dei Comuni e degli arabi e iniziò contro i Comuni della Valle Padana una politica che mirava a toglier loro i benefici della pace di Costanza.
Contro di lui si formò la seconda lega lombarda (1226) che si ridusse a sole quattro città: Brescia, Bologna, Milano e Piacenza. Brescia iniziò subito ad ampliare le mura (opera che sarebbe stata completata nel 1249).




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